Maker Faire: “Che spettacolo!” (cit.)

Maker Faire 2013

Si è chiusa con 35.000 visitatori la prima edizione Europea della Maker Faire. Ecco le nostre impressioni.

La Maker Faire è un po’ come lo sport. Passi 5, 10 ( a volte 20) anni a vivacchiare di emozioni con buoni atleti. Poi arriva il campione: il Valentino Rossi, l’Ayrton Senna, il Maradona che ti alza l’asticella là dove nessuno aveva mai nemmeno pensata di porla. E la tua prospettiva su quello sport cambia totalmente.

Così è la Maker Faire, un cambio di prospettiva completo.

Per chi dice che l’Italia dorme, che qui non è possibile fare innovazione o fare impresa (sì, è difficile, ma non impossibile): alla Maker Faire c’erano decine (decine!) di idee nuove e innovative. Con i loro inventori emozionati e frastornati a spiegarne il concetto ed il funzionamento per 10, 50 forse 100 volte, con paziente passione ad ogni persona che si fermava davanti al loro stand.

Per chi dice che non c’è più futuro in questo paese: alla Maker Faire c’erano i bambini (tanti, tantissimi!) a guardare e poi toccare (sì perché questa è una delle poche fiere in cui puoi toccare, provare, giocare con tutto quello che vedi). Tantissimi i progetti pensati per i più piccoli. Lo spazio Maker Kids è stato letteralmente preso d’assalto, tanto che Jennifer Turliuk ha dovuto chiedere aiuto sul gruppo Maker Faire (v. immagine): non pensava che avrebbe avuto un successo simile.

maker_kids

Noi ci siamo cimentati con un esperimento: rendere il Crowdfunding analogico, 3D e real time. Grazie agli amici di etsy italian team, Vectorealism, I love party kits e e connys creations abbiamo simulato 4 campagne di crowdfunding. Il risultato? Ecco un piccolo reportage:

campagna_makerfaire_1_ridotto

 

campagna_makerfaire_2_ridotto

Sarebbe difficile e ingiusto, infine, fare una scelta tra i 200 progetti presenti alla fiera. Per questo ci piace chiudere con il tweet di Marco Zamperini:

zamperini_makerfaire

(Per chi se lo fosse chiesto, la citazione del titolo è presa da Valentino Rossi, che portò in bellavista su casco e maglietta questa frase, per festeggiare il titolo vinto nel 2004 nel GP di Australia. Gli sarebbe bastato un secondo posto. Ma stravinse GP e Mondiale…).